SOS microplastiche

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Ecco perché non bisogna gettare i rifiuti a casaccio…

Se hai letto il mio breve articolo sulla storia della plastica, ti ricorderai che l’ho definita un materiale incorruttibile e indistruttibile.
Questo è vero, ma oggi voglio rendere più chiara la situazione aggiungendo un altro dettaglio.

Anche il disfacimento della plastica è un guaio

Un qualsiasi oggetto di plastica abbandonato in un terreno o in acqua tenderà a ridursi in frammenti. È il motivo per il quale quando vai a passeggiare in campagna, se osservi con attenzione la terra, vedrai tante piccole tesserine colorate.
Solo che non dovrebbero essere lì.

Quando i frammenti hanno un diametro di 5 mm, o inferiore, si parla di microplastiche.
Esse sono ormai una presenza costante nei mari.

Esistono anche le nanoplastiche, frammenti con un diametro da 1 a 100 nanometri (dove 1 nm è un miliardesimo di metro).
A causa delle loro dimensioni estremamente ridotte, sono molto difficili da studiare.

Esistono due tipi di microplastiche

Quelle che derivano dalla disgregazione di oggetti di plastica più grandi, e poi le microplastiche che provengono, per esempio, da scrub e pellet plastici.
È stato visto che alcune specie animali contribuiscono, involontariamente, a questo tipo di inquinamento:

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È il caso dei crostacei isopodi, i quali, a volte, scavano nella plastica per costruirsi la tana; ma così facendo liberano delle microplastiche!

Il problema è davvero grosso, se pensiamo anche all’industria dell’abbigliamento. Infatti, buona parte dei vestiti che indossiamo al giorno d’oggi è fatto con polimeri sintetici e semi-sintetici (come la viscosa).

Quando laviamo gli abiti, lo stress termico e meccanico a cui sono sottoposti fa sì che in acqua vengano liberate delle microplastiche.

Uno studio condotto sulle acque costiere delle Hawaii ha mostrato che è difficilissimo distinguere le larve di pesci e il plancton dalle microplastiche!

Ed ecco perché sono stati trovati così tanti frammenti di plastica nello stomaco delle creature marine.

Cosa possiamo fare? Beh, oltre a studiare un modo di vivere e fare economia più sostenibile possiamo utilizzare dei dispositivi che catturano o filtrano le microplastiche.

Prima di salutarci ti chiedo la gentilezza di aiutarmi a diffondere questo articolo nel web. Condividilo sui tuoi social!


Fonti:
Zoosparkle – Plastica in mare: a che punto siamo?
[Credits copertina: Joe Murphy]
[Credits immagine frammenti: Stokpic]
[Credits immagine isopodi: Hans Braxmeier]
[Credits immagine plancton: FotoshopTofs]


Pubblicato da giadaearth

Stufa di questo mercato del lavoro ho deciso di avviare un'attività mia!

Una opinione su "SOS microplastiche"

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